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Baia di Jeranto

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La Baia di Jeranto è l'unica insenatura intatta sull'ultimo tratto della Costiera Amalfitana. In lontananza si stagliano contro il cielo i faraglioni di Capri, tutt'intorno orti, olivi e macchia mediterranea. Luogo così ricco di malìa da essere sede delle Sirene secondo Plinio il Vecchio e dove, forse, avvenne l'incontro di Ulisse con queste figure, la Baia di Ieranto è anche uno dei rari luoghi italiani nei quali certamente che l'essere umano abbia abitato fin dalla notte dei tempi. Offre infatti tracce delle ultime fasi del paleolitico (13.000-12.000 anni fa); molto più evidente la frequentazione nel periodo eneolitico; ma tutto il promontorio viene citato dalle fonti antiche come sede di due prestigiosi templi dell'antichità, quello delle Sirene e quello di Atena. Scrive Strabone, storico e geografo greco del I sec. a.C.: "Dalle parti di Sorrento spunta fuori un certo braccio lungo e stretto verso lo stretto di Capri, il quale su una parte della montagna ha il santuario delle Sirene, dall'altro, verso il golfo di Poseidonia, ha tre isolette innanzi, deserte e sassose, che chiamano le Sirene; e su questo stretto vi è il santuario di Athena, fondazione di Ulisse". Gli archeologi ritengono ormai che il tempio di Atena sia sul promontorio di Punta della Campanella. Più problematica l'ubicazione del Santuario delle Sirene nella Baia di Ieranto.

A seguito della campagna di scavi sono venute alla luce due fornaci circolari per la produzione della calce, i resti di un edificio, forse una villa del II secolo d.C. e frammenti ceramici. In questo percorso attraverso secoli di storia, dall'antichità all'archeologia industriale, il filo conduttore è costituito dalla figura del contadino che ha saputo assicurare alla Baia di Ieranto continuità, dall'universo del mito al Novecento industrializzato. Ma il fascino della Baia di Ieranto nasce anche dalla tenacia necessaria per potervi accedere: è stata una vera e propria scommessa infatti far tornare allo splendore originario i 47 ettari. Oltre 2 km di muretti a secco rifatti pietra su pietra; ricostruzione dei terrazzamenti per la coltivazione dell'ulivo; la cinquecentesca Torre di Montalto rinsaldata nella sua possenza; le casette dei contadini con i tetti in battuto di lapillo riprodotto con ineccepibile restauro, ricostruendo addirittura gli strumenti che si usavano all'inizio del secolo per realizzare queste ingegnose coperture; recupero della sentieristica storica; pulizia e bonifica dell'uliveto e delle aree agricole; il restauro globale del villaggio minerario della cava con le sue strutture di inizio '900, dalle immense tramogge agli edifici di servizio per gli operai. E' stata riaperta l'antica cava di sabbia per realizzare malte del tutto simili a quelle originarie. E, non ultimo, il recupero della macchia mediterranea originaria, dal rosmarino all'euforbia, al ginepro e la ricolonizzazione spontanea di flora autoctona in via di estinzione. Un vero e proprio Museo all'aperto di inestimabile valore: 5 i percorsi tematici proposti al visitatore. Ora le sirene possono tornare a casa, tra la schiuma delle onde e la violacea cresta del promontorio, tra il verde dell'intricata vegetazione ed il turchese intenso del cielo.

 

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