![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
La tecnica Si basa nell'assemblare insieme dei piccoli pezzi di legno, prima tagliati e sagomati a seconda del disegno che si vuole riprodurre. In principio, per ottenere le sfumature, venivano impiegate tutte le essenze di legno naturali (il noce, l'agrifoglio, il tuja, l'arancio, ecc ) mentre l'ossatura del mobile era ulivo, noce o castagno. In questo modo si otteneva un gioco chiaro-scurale che era dovuto alle varie tonalità dei legni e perfezionato infine da piccole incisioni, sempre eseguite a mano, colmate da stucco scuro.
Modifiche alla tarsia Sorrentina Con il passare del tempo, la tradizionale tecnica della tarsia sorrentina, veniva sostituita dal metodo della "ricacciatura", ovvero l'uso dell'inchiostro di china per sottolineare il disegno, tipico della tarsia francese. Questa tecnica risultò precaria, a causa dello sbiadirsi nel tempo del tratto nero. Altro procedimento che modificò la vecchia tecnica nella seconda metà dell'800, fu l'utilizzo di legni colorati. In questo modo si riusciva a soddisfare una committenza dalle esigenze sempre meno raffinate. La discesa verso il basso è stata poi raggiunta con l'esecuzione dello "smalto su legno", dove l'intarsio è limitato solo al contorno del disegno, ed il resto è ottenuto dipingendo semplicemente ad acquerello il soggetto voluto.
Sono quelle del traforo su massello, realizzato con il seghetto, e quella del mosaico in legno, ispirata all'Opus Tesselatum di tradizione romana, che si otteneva disponendo in senso verticale i vari legni, i quali, avendo composto in precedenza il disegno geometrico o floreale, si tagliavano a strisce applicate poi sull'ossatura del mobile. Per quanto riguarda le decorazioni, in un primo momento gli artigiani si ispiravano ai motivi pompeiani e pagani. Poi iniziarono ad ispirarsi a scene di vita quotidiana, ed i costumi napoletani rappresentarono il momento più elevato della tarsia sorrentina.
L'Intarsio oggi Anche se con tecniche nuove la tarsia sorrentina è eseguita tutt'oggi da valenti artigiani, senza però abbandonare la tradizione tramandata dai loro predecessori. Il lavoro viene impostato sulla collaborazione e la partecipazione di diversi esecutori:il disegnatore che fornisce il disegno all’intarsiatore che esegue il traforo. Le sagome così ottenute vengono fissate con la colla di pesce su un supporto cartaceo e quindi trasferite dall’impiallicciatore come rivestimento sul mobile o sull’oggetto da trattare. Le rifiniture sono poi affidate al ricacciatore il cui compito è di completare e ritoccare le parti intarsiate con l’inchiostro di china. Infine il lucidatore termina l’opera verniciando l’oggetto con gomma-lacca fissata con un tampone.
|
| SORRENTO LAST MINUTE !!! | . |