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Meta

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metaLocalità di villeggiatura e balneare in amenissima posizione, tra agrumeti e giardini. All’inizio dell’abitato, su un vasto piazzale è la Basilica della Madonna del Lauro, sorta, secondo la tradizione, al posto di un tempio di Minerva, ristrutturata nel sec. XVIII. Ha una facciata neoclassica sopra una scalinata, accompagnata da un robusto campanile alto 40 mt; è sormontata da una bassa cupola maiolicata.

Meta, piccolo e grazioso comune sorrentino, sorge ai  piedi  del  monte detto “de’ Casini”, confine naturale tra Vico Equense e la Planities Sorrentina.

Il suo nome è di difficile e varia interpretazione etimologica. Sin dai tempi antichi, nelle lingue mediterranee, il termine “meta” assumeva il significato sinonimo di “altura”, “monte” e la  fonetica della prima vocale oscillava tra “a” ed “e” con identico significato. Passato poi nella lingua latina, questo vocabolo assunse il significato di “acervus”, ossia “mucchio” ed in questo senso viene ancora usato nelle nostre campagne, dove si parla di “mete di paglia”. I Romani con questo termine indicavano sia il luogo di arrivo, “meta”, delle corse dei cavalli che si tenevano da Sorrento verso il Tempio di Minerva, sia la stele attorno alla quale giravano le bighe e le quadrighe durante le corse, che le stazioni di posta lungo le strade dell’Impero. Qualcuno lo fa derivare dal termine greco bizantino “meta” (franco=des; longobardo=mephium), che vuol dire “dote”, che era quella che i metesi offrivano alla Vergine del Lauro come “donazione irretrattabile fatta dagli abitanti della zona di se stessi, e di quanto, di animali e di esseri inanimati, vi si trovano”. Qualcun altro, come G. Liguori, lo fa risalire al verbo greco “meteimi”, nel suo significato più antico, collegandolo all’amore materno della Madonna nei confronti dei Metesi e alla gratitudine filiale di questi verso la Vergine. Altri, invece, come Mingazzini e Pfister, lo fanno risalire all’attribuzione di “meta” da parte dei pellegrini diretti al tempio di Minerva di Punta Campanella, in quanto una volta superato il valico di Alberi, sostavano ai piedi di quel monte come una sorta di zona di riposo lungo la via Minervia. Qualcun altro  lo  fa  discendere dal greco “terma”, così motivando: “Villaggio assai popolato alle falde del Monte chiaro, dove termina Piano di Sorrento”. Il Persico, in uno studio, affermò che “non è stracongetturare che, siccome là dove comincia l’antica Diocesi Sorrentina si chiama Priora, così l’ultima terra della stessa si chiama Meta, ossia confine”. Altri lo fanno derivare da “miliarum”, pietra installata sulle strade romane ad indicare la distanza in miglia da Roma; o ancora da una villa di un Romano, Metello, oppure da una varietà di uva. Considerata la pluralità e la netta diversità tra le varie etimologie, allo stato attuale è preferibile accordare il nostro consenso a Mons. Trombetta che sosteneva che non è possibile, almeno stando alle nostre conoscenze attuali, attribuire un’etimologia certa a questo termine.

 

I PRIMI ABITANTI DI META

I primi ritrovamenti archeologici, di fattura troglodita -  rinvenuti in località Grottelle - consistono in rozze armi di guerra scheggiate, frammenti di vasi di terracotta e statuine di divinità. I primi abitanti di Meta furono quindi i Trogloditi, che vivevano in grotte e successivamente in capanne.

 

LE ORIGINI DI META

Il nucleo urbano di Meta non è nato per fondazione com’è probabilmente avvenuto per le due città vicine  di  Sorrento  e Vico  Equense,  che si  sono sviluppate su un impianto ippodameo fatto di cardini e decumani, ma  si è formato  su  un  insediamento  sorto  ai  margini di una delle sorgenti alle falde  della montagna, forse la fonte del “Petrale” che è ancora attiva. L’antica Meta era uno dei villaggi agricoli che popolavano la ferace piana di tufo grigio estesa fra Scutolo e il Capo di Sorrento. Non si hanno scavi sistematici, tuttavia, alla luce di occasionali rinvenimenti in tempi recenti, si può ipotizzare l’esistenza di nuclei pre-romani. Infatti nel 1930 durante i lavori di sistemazione di un terrazzamento a monte della strada per Alberi (il vecchio tracciato della via Minervia) fu rinvenuta una sepoltura sporadica con corredo fittile di provenienza sannita. Successivamente agli inizi degli anni ’50, durante l’allargamento della vecchia via Nocelle (ora G. Marconi), vennero alla luce tre tombe di inumati con un corredo di ceramica corinzia a figure nere e una “patera” anch’essa a vernice nera di fattura italiota del IV sec. A.C. Nello stesso sepolcreto di via Nocelle,  nel posto ora occupato dalla Scuola Media, comparvero frammenti di un attingitoio in ceramica ad impasto assieme ad altri pezzetti in ceramica a vernice nera. Altre testimonianze sono di epoca romana. I coloni greci che si stanziarono sulle nostre coste erano dediti soprattutto all’agricoltura: cominciarono a terrazzare con muri e muretti i fianchi delle colline e rimediarono alla scarsa fertilità con delle colture appropriate alle caratteristiche geomorfologiche dei luoghi.

 

ETÀ ROMANA

La divisione delle terre e la tecnica della “Limitatio agrorum”

La viabilità extraurbanaA dopo il 219 a.C., anno della battaglia del Volturno, in seguito alla quale Sorrento e la campagna si sottomettevano a Roma diventando Municipio, si fa risalire la deduzione - a Sorrento - di una colonia di cittadini romani, ai quali furono distribuite delle porzioni di territorio. Probabilmente la divisione fu fatta in due tempi: la prima al tempo di Silla e la seconda a quello di Augusto. Queste assegnazioni comportarono un lavoro di misurazione e limitazione del suolo tramite l’uso della divisione centuriale, che affiora ancora oggi malgrado i profondi mutamenti intervenuti. A titolo esemplificativo è interessante notare come l’inizio di Via del Lauro e la traversa di Vico Cacace, la fine di Via del Lauro - che si allinea più a monte con Via Cassari - rappresentino i punti di contatto fra viabilità esistente e le tracce longitudinali della centuriazione. Ed ancora Via Cristoforo Colombo e Via Angelo Cosenza, che prosegue idealmente in una divisione proprietaria agricola, ripropongono assialità non casuali di inequivocabile matrice romana, ecc...

L’immagine che il territorio di Meta assumeva in epoca romana, quindi, doveva corrispondere ad un paesaggio di tipo agricolo, ordinato secondo divisioni centuriali regolari. Sorrento era per ora l’unico nucleo urbano consolidato. Il resto dell’area presentava caratteri prevalentemente rurali. L’unico tipo di edilizia presente era quella cosiddetta rurale costituita da “domus” elementari che si affacciavano sui  cosiddetti “vici” - vicoli – impiantati assieme o a seguito di una suddivisione pianificata del territorio produttivo.

Per la viabilità extraurbana bisogna rifarsi al tratto Rio D’Arco-Sorrento attestato dalla Tavola Peutingeriana. Non si conoscono, però, ritrovamenti archeologici di tale sistema viario ricadenti nel territorio metese.

La via di accesso dei romani alla Penisola Sorrentina era rappresentata dalla Via Alberi che poi proseguiva con la attuale via Casa Iaccarino.

 

IPOTESI SULLO STATO DEL TERRITORIO IN EPOCA MEDIOEVALE

Le incursioni dei longobardi e dei saraceni

La fine dell’Impero romano, l’invasione degli Ostrogoti e la riconquista dell’Italia per mano di Giustiniano mutarono profondamente il quadro di riferimento della vita della Penisola Sorrentina. La floridezza economica e l’espansione demografica rimasero memoria degli anni dell’Impero romano. Il territorio sorrentino, posto sotto il dominio bizantino, venne a far parte di una più ampia circoscrizione. Napoli era il nuovo centro amministrativo della provincia ed il “Dux campanile” provvedeva sia ai compiti civili che a quelli militari difensivi. Tali nemici nel corso dei secoli furono i longobardi e i saraceni. L’apparizione di quest’ultimi, testimoniata dalla presenza sul nostro territorio comunale di innumerevoli torri di avvistamento, denominate, appunto, “saracene”, costringendo la popolazione a ritirarsi dai luoghi costieri meno protetti, dette l’avvio al sorgere, durante il sec. IX, delle autonomie locali. Andarono, quindi, maturando le condizioni del distacco definitivo di Sorrento da Napoli e della nascita del Ducato indipendente di Sorrento. Nel 1027 le fonti parlano di un duca che governa Sorrento da Amato di Monte Cassino. Vi regnano, quindi, Sergio I e Sergio II, due duchi di stirpe indigena, fino a quando la penisola non rientrò a far parte del Regno delle Due Sicilie governato da Ruggero di Altavilla. Con l’avvento dei Normanni la Penisola Sorrentina fece parte delle terre demaniali e venne affidata al governo di funzionari regi. Lo stato sociale della penisola vedeva i rapporti tra feudatari e contadini stabiliti nei termini della subordinazione sociale dei vassalli. Sul popolo contadino del casale, cioè del Piano, che era rione di Sorrento, e quindi anche di Meta, pesava un sistema di tributi così eccessivo che lo portò ad insorgere spesso contro l’istituzione della gleba. é in questo periodo che si ha un ulteriore incremento edilizio che vede sempre come base portante l’antica “domus” e che serve sempre le esigenze di tipo agricolo. Nel 1271 lo stato sorrentino da Massa Lubrense a Vico Equense, facente parte della provincia di Principato Citeriore fu concesso in feudo al principe di Salerno, figlio di re Carlo.

 

La spiaggia di MetaLa ripresa dello sviluppo economico sotto il regno angioino e l’avvento degli Aragona

Nel 1296 il feudo di Vico passava a Nicolò Pipino, genero di Sparano.

In questa fase si acuiscono i contrasti tra i patrizi sorrentini e coloro che vivevano nei casali della penisola, sui quali, per antica consuetudine, gravavano il peso maggiore dei tributi. L’economia locale, fondata essenzialmente sull’agricoltura, era infatti integrata da un assiduo commercio con la capitale, Napoli, e con altri centri costieri, di vino, olio, frutta, e derivati del latte. Meta in questo periodo conosce il primo fenomeno di urbanizzazione. Ne è prova il sorgere - nell’arco del XV sec. - di nuove chiese e cappelle all’interno del nucleo urbano più consolidato. Ne sono un esempio la chiesa di “S. Stefano” - rasa al suolo nel 1951 durante la sindacatura Cosenza, per consentire la costruzione di Via Angelo Cosenza; di “S. Maria della Misericordia” a Vocale - tra le più antiche cappelle di Meta - ed infine di “S. Maria di Loreto”, nel 1414. Nel 1500 viene inoltre edificata la chiesa di “S. Maria delle Grazie” ad Alberi.  é chiaro che queste ‘cappelle’ sono espressione della floridezza dei commerci delle famiglie più abbienti. Bisognerà attendere il secolo successivo per assistere alla ripresa dell’attività edificatoria di tipo religioso. In questo periodo si assiste ad un ulteriore trasformazione della tipologia edilizia in conseguenza alle rinnovate esigenze sociali. Il tipo ereditato dal periodo precedente si consolida e si espande prevalentemente secondo la logica della tabernizzazione che favorisce l’affaccio strategico sul fronte strada e il consolidamento dei fronti già esistenti.

Nel 1467 Massa Lubrense otteneva finalmente di staccarsi da Sorrento e di governarsi da sé.

Nel 1540 il territorio sorrentino, sempre facente parte della provincia di Principato Citeriore, si divideva nella città di Sorrento e nel Piano di Sorrento. Il Piano di Sorrento si divideva in 5 terzieri, cioè: Meta, S.Agostino, Carotto, Forma e Gangaro (poi Angora o Angri) e comprendeva i casali di S.Giovanni e Paolo, Migliaro, Trasaella, S. Liguoro, Mottola, Maranella, Savino, Cassano, Vocale, Ponte Maiuro, Gottola e Tralino. Il Parlamento di Sorrento, presieduto dal Governatore, era costituito da due Sindaci nobili e due Sindaci popolani, uno per Sorrento e l’altro per il Piano di Sorrento e da 16 consiglieri (8 patrizi e 8 per il popolo, di cui 4 di Sorrento e 4 per il Piano).

Nello stesso anno si edificavano tre torri in previsione della venuta dei pirati.

Con decreto 8 Gennaio 1808 il Piano otteneva il distacco da Sorrento e la sospirata autonomia essendo classificato Municipio, diviso in 5 terzieri: Meta, Carotto, S.Agostino, Angora (o Angri) e Maiano, cessando la rappresentanza nel Parlamento di Sorrento durata dal 1491.

 

LA MARINERIA

Già durante la guerra tra Angioini ed Aragonesi, verso la fine del sec. XIV, sull’arenile di Meta si costruirono legni da guerra e tra il 1442 e il 1458, Re Alfonso D’Aragona continuò a commissionare galere per la propria flotta alle fabbriche di Alimuri.

Molte sono le notizie della presenza e dello sviluppo della marineria metese : ricordiamo tra l’altro una S. Maria del Lauro, nave armata a Meta, che trasportò in Ispagna, insieme ad altre unità, il complesso della manifattura ceramica di Capodimonte, che nel 1759 Carlo di Borbone, chiamato a risalire sul trono di Madrid, volle portare con sé. Nel 1650, nel solo cantiere di Alimuri, lavoravano 256 persone e dal 1739 al 1834 vi furono costruiti 192 legni di vario tipo. Nel 1719 venne fondato a Meta il Monte dei Marinai Schiavi per assicurare il riscatto dei marinai caduti prigionieri dei pirati. Nel 1798 sorse in Meta la Società dei Padroni dei Bastimenti, per assistere i marinai in povertà e le loro famiglie. Nel 1783 vennero istituite scuole nautiche a Piano e Meta. Con decreto 28 ottobre 1831 si riordinavano le scuole nautiche di Carotto e Meta. Nel 1863 si istituiva a Piano la scuola di Nautica e costruzioni navali, col consorzio di Meta, Piano di Sorrento e Sant'Agnello, in sostituzione delle abolite scuole nautiche di Piano e Meta.  Queste attività - cantieristica, armamenti, istruzione nautica, navigazione al lungo corso, istituti assicurativi (il re con decreto 1858 prorogava fino al 1867 la Compagnia Metese di Assicurazioni Marittime; nel febbraio del 1863 si costituiva in Meta la Mutua Sorrentina) - raggiunsero il massimo sviluppo nel XIX sec. e nei primi del XX. Nell’età d’oro della navigazione a vela la Penisola Sorrentina diventa uno dei centri marinari più importanti d’Italia. Il brigantino a palo si confermò come il veliero più idoneo ai nuovi traffici commerciali. Dal 1843 al 1868 il cantiere di Alimuri, fornito di 8 scali, dava lavoro a oltre 200 operai e vi furono costruiti ben 68 velieri. Nella sola Meta si contavano 517 Capitani di lungo corso, 286 Capitani di gran cabotaggio, 138 padroni, 4 costruttori navali, 32 calafati, carpentieri. Verso la fine del XIX sec., il progresso delle macchine a vapore marine fu tale da renderle economiche anche nel trasporto di merci povere. In Italia la flotta in legno ne uscì svalutata. Quasi tutti gli armatori, usi ad un’economia familiare, non ebbero né i mezzi, né il credito per poter adeguare le loro flotte.

 

L’apparire di nuove tipologie nell’edilizia residenziale

Accanto a fabbriche civili più ricercate c’è il boom dell’edilizia religiosa

Il rifiorire di classi, di attività produttive e soprattutto il flusso di capitali ad esso legato (cioè proventi che si ricavavano dalle industrie cantieristiche locali e quelli provenienti dal commercio con le Indie) ha, intanto, portato nell’area metese  una ventata di rinnovo urbano. L’edilizia residenziale vede  una nuova tipologia all’interno del suo schema evolutivo: la casa palaziata.  Essa poteva essere sia frutto di un’ulteriore evoluzione del tipo a corte, sia costituire un’altra tipologia che troverà la sua piena maturità nell’edilizia a blocco ottocentesca. Si assisteva ad un raddoppio del corpo di fabbrica principale. L’androne veniva ora collocato in una posizione centrale per dare all’organismo abitativo una impostazione simmetrica nella composizione della pianta dell’edificio. I paramenti esterni venivano abbelliti con lavori di stucco o in pietra. Molto caratteristici dell’edilizia settecentesca metese sono infatti i bellissimi portali in “pietra di Massa”. Questa  pietra per la sua rassomiglianza al piperno e per la sua duttilità allo scalpello, era assai ricercata per rivestimenti di edifici, portali, sedili ed altre opere. Un’altra caratteristica di questo periodo è il rifiorire dell’edilizia religiosa. A Meta nel corso del Settecento le chiese e le cappelle  raddoppiarono di numero, senza contare anche in questo caso i diversi rifacimenti. Infatti, ad opera dei capitani Andrea e Domenico Cacace e Felice Finga, venne eretta la cappella dell’esaltazione della S. Croce e del Purgatorio; la cappella della Madonna delle Grazie in via Cassari fu costruita da V. Cafiero;  la cappella dei SS.  Angeli Custodi, situata nell’area della Marina di Meta, oggi scomparsa, venne edificata grazie ai lasciti dei fratelli Cafiero. Come cappella famigliare troviamo quella di S. Maria delle Grazie, annessa a Palazzo Cosenza - meglio conosciuto come Villa Giuseppina. Infine furono costruiti l’ Oratorio dell’Immacolata,  costruito all’interno dell’edificio che ospita oggi le suore Francescane dei SS. Cuori, e la cappella dell’ Assunta, realizzata nel 1705.

Trasformazioni territorialI delL’ ‘800 - ‘900

Meta Comune autonomo

Dopo le belle utopie della Repubblica partenopea - sopraffatta nel sangue dalla restaurazione sanfedista - ci fu il ritorno di Ferdinando IV. Ma il suo regno durò poco. Nel 1806 la corte Borboneca fuggì a Palermo sotto l’incalzare delle armate francesi: inizia il periodo murattiano. Meta ottenne la tanto agognata separazione dal Piano di Sorrento con decreto del 27 Novembre 1819 e la conseguente autonomia amministrativa   dal 1° Gennaio 1820.

I Comuni della Penisola Sorrentina furono retti da consigli di decurioni, che si occupavano delle necessità locali e che eleggevano i sindaci. Alcuni conventi e case religiose, che detenevano un considerevole patrimonio di beni e di proprietà fondiarie, furono soppressi. In questi stessi Comuni furono impiantati, nel 1810, gli uffici demaniali e del catasto; mentre a Meta ed a Piano vennero migliorate, adeguandole alle accresciute necessità, le scuole nautiche. La penisola conobbe un miglioramento economico molto forte. Non solo per una notevole intensificazione delle attività tradizionali dell’agricoltura e del commercio marittimo, ma anche per la nascita e lo sviluppo progressivo di quell’industria turistica, che rappresenta, oggi, un settore fondamentale dell’economia. L’attività edificatoria subì un notevolissimo incremento, ma è nelle opere di infrastrutturazione stradale che si compie una vera e propria rivoluzione con l’apertura - nel 1839 - della Castellammare-Meta. Nel 1885 si apriva al transito la Meta-Amalfi. Nel 1904 il Municipio di Meta concedeva Lire 12.000 e l’esenzione di alcuni dazi alla Società della Tranvia per la costruzione di una officina elettrica alla Marina di Alimuri e di una stazione nel paese.

Il 31 dicembre 1819 l’Intendente di Napoli autorizzò, in nome del Re, la separazione di Meta dal comune del Piano di Sorrento, formando Meta una propria amministrazione. Il Consiglio del nuovo comune si chiamava Decurionato e quindici furono i suoi componenti: Vincenzo Cafiero, Girolamo Starita, Salvatore Cafiero, Gio. Camillo Cafiero, Nicola Ruggiero, Gio. Battista Cafiero, Costantino Cacace, Mario Giunti, Mariano Liguori, Nicola Jaccarino, Raffaele Porzio, Francesco Liguori, Francesco Cafiero fu Crescenzo, Michele Castellano, Nicola Cafiero fu Matteo. Il primo sindaco fu Geremia Porzio fu Giuseppe.

 

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